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Testimonial GRAPHISOFT Italia - Arch. Alessio Rigoldi

Testimonial GRAPHISOFT Italia - Arch. Alessio Rigoldi

 

 

Studio Rigoldi

Arch. Alessio Rigoldi
Milano (MI)
www.studiorigoldi.it

Un percorso internazionale, avviato in Francia e sviluppato in Africa Centrale, ha permesso all’architetto Alessio Rigoldi e ai suoi collaboratori di utilizzare al meglio tutte le potenzialità di ARCHICAD nei propri progetti. Lo stimolo principale, conseguenza dei rapporti professionali sviluppati nella Repubblica del Congo, in Cina, Germania e Spagna, fra le altre nazioni, è stata la necessità di individuare un linguaggio comune e di comprensione universale: la modellazione tridimensionale. Ma non solo. L'esigenza di ottimizzare il processo progettuale e renderlo più efficiente, sia per rispettare i tempi dettati dalla committenza, sia per garantire adeguate marginalità allo studio, ha indotto l’architetto Rigoldi ad affrontare la transizione verso l'approccio BIM. E i risultati, ad oggi, sono evidenti. Grazie a questa scelta, ad esempio, le attività dei cantieri di Brazzaville (capitale della Repubblica del Congo) vengono gestite dalla sede di Milano. Nella conversazione che segue l’architetto Alessio Rigoldi racconta come il suo percorso professionale confermi, progetto dopo progetto, che ARCHICAD rappresenta la strada da seguire.

 

“Ci siamo trovati ad affrontare notevoli barriere linguistiche, lavorando in Africa con aziende cinesi, spagnole e tedesche, trovando alla fine un linguaggio comune proprio nella progettazione in BIM, producendo elaborati in grado di fornire il maggior numero di informazioni possibile ai fini di una migliore comprensione del progetto.”

 

Studio Rigoldi e l'utilizzo di ARCHICAD

 

Qual è stato il suo percorso professionale?

La mia esperienza professionale ha preso avvio a Parigi, presso lo studio di architettura Pencreac'h-Vasconi. Ero un giovane progettista, frequentavo l’ultimo anno della Facoltà di Architettura, e proprio in quel momento ho avuto le prime esperienze con ARCHICAD, che utilizzavo come strumento di lavoro complementare agli strumenti tradizionali. Lavoravo con le righe parallele o il tecnigrafo, e utilizzavamo ARCHICAD solo ed esclusivamente per la fase di editing: tutti i disegni venivano realizzati a mano e acquarellati, e il software veniva utilizzato per definire la struttura portante della tavola, dall’inquadramento ai cartigli, impiegando supporti adesivi applicati sui lucidi e le eliocopie. Una sorta di "evoluzione" del retino in cui, proprio in quel momento, ho riconosciuto lo strumento del futuro, quello che poteva supportare la progettazione in modo nuovo. Oggi, naturalmente, è divenuto imprescindibile affidarsi agli strumenti tecnologici che la complessità del mondo contemporaneo richiede; tempi e ritmi sono diversi, come diverse sono la realtà economica degli studi e, di conseguenza, le esigenze di ottimizzazione dei processi. La tecnologia, così, pur senza sostituirsi al processo creativo, è entrata con un ruolo sostanziale nello sviluppo del progetto.

 

In quale direzione si è evoluto lo studio negli anni, e qual è oggi la specificità che più vi distingue?

Tornato in Italia, le mie prima esperienze sono maturate nell'ambito della pianificazione urbanistica con lo sviluppo di un piano di lottizzazione secondo modalità a metà strada fra l'elaborato cartaceo e quello digitale, sempre con il supporto degli strumenti offerti da ARCHICAD. Mi sono così avvicinato al disegno computerizzato bidimensionale, vivendolo come una sorta di "tecnigrafo elettronico": le possibilità e i tempi di modifica dei progetti erano del tutto impensabili in precedenza, ogni fase risultava sostanzialmente velocizzata. Dopo avere acquisito la prima licenza ARCHICAD e inaugurato la sede dello Studio sui Navigli milanesi, nel 1996, abbiamo avviato l’attività con i primi collaboratori, fra cui Luca Manelli. Proprio in quel periodo ho maturato la decisione di sviluppare la metodologia di lavoro dello studio in ambiente non più solo bidimensionale, ma sfruttando il software in maniera più completa.
Nel 2005, dopo un’esperienza nello studio condiviso con Luca Manelli e con Giovanni Lo Giudice, che a quei tempi aveva iniziato ad approfondire l'ambiente tridimensionale di ARCHICAD, abbiamo vinto un concorso a inviti per Lufthansa Consulting. Procedendo con convinzione in questa direzione di sviluppo siamo così diventati il team esterno di riferimento per Lufthansa, che si occupava della parte strutturale dei progetti delegando a noi la progettazione architettonica. Ci siamo quindi aggiudicati un concorso internazionale per un nuovo aeroporto in Burkina Faso, e questa prima tappa ci ha permesso di sviluppare una continuità di collaborazione con Lufthansa, durata fino al 2012.

 

“Presentando un progetto sviluppato con ARCHICAD, sarà il cliente stesso a rendersi conto di avere di fronte un processo metodologico più credibile, grazie alle infinite possibilità di controllo da questo offerte, e l’architetto ne guadagnerà a propria volta in autorevolezza".

 

Sede Eclair - Studio Rigoldi e l'utilizzo di ARCHICAD - la loro esperienza

Qual è stato il ruolo di ARCHICAD nello sviluppo di questi progetti?

In questo contesto il supporto di ARCHICAD è risultato fondamentale, e grazie alle competenze di Giovanni Lo Giudice per la parte tridimensionale, abbiamo impostato il nostro approccio al progetto, dall'ideazione al reale controllo di tutti i suoi parametri. Fino a quel momento, infatti, la tecnologia veniva usata soprattutto nella fase rappresentativa, mentre successivamente l'impiego di ARCHICAD ci ha permesso di sviluppare il livello di informazioni contenute nello stesso, dai dettagli costruttivi alle volumetrie e alle strutture. Attraverso la collaborazione con lo studio di ingegneria Lo Giudice di Saronno, con cui abbiamo sempre operato in parallelo per gli aspetti strutturali e impiantistici dei progetti, ci siamo specializzati in questo ambito occupandoci per quasi un decennio, con un team ristretto di 3-4 persone, di consulenza per gli aeroporti di Lufthansa. Sia in Burkina Faso che nella Repubblica del Congo, dal 2009, abbiamo sviluppato interventi passando dalla progettazione urbanistica a quella puramente architettonica, e oggi stiamo lavorando sul controllo qualità dei progetti di cui dal 2012 è stata avviata la cantierizzazione.

 

Quali sono stati i vantaggi che ARCHICAD ha apportato nello sviluppo dei vostri progetti?

L’esigenza di avere un maggior controllo sul processo progettuale e costruttivo, dallo studio di fattibilità agli esecutivi di cantiere, ci ha portato a sviluppare l’uso di ARCHICAD in maniera sempre più intensiva. In questo percorso ci siamo trovati ad affrontare notevoli barriere linguistiche, lavorando in Africa con aziende cinesi, spagnole e tedesche, trovando alla fine un linguaggio comune proprio nella modellazione in BIM, producendo elaborati in grado di fornire il maggior numero di informazioni possibile ai fini di una migliore comprensione del progetto. In un secondo tempo, peraltro, abbiamo constatato che anche lavorando in ambito nazionale la metodologia di lavoro rimane la stessa: non solo, l’impostazione deve essere analoga indipendentemente dalla scala dell'intervento in modo da raggiungere un adeguato livello di ottimizzazione economica - e quindi di marginalità - del progetto.
Un esempio pratico: in questo momento stiamo sviluppando il progetto di una piccola vineria, e abbiamo deciso di utilizzare un approccio BIM esteso. Il cliente ci ha chiesto un'esposizione di 1.000 bottiglie, e ne abbiamo previste esattamente 980: questo è controllo del progetto. Un altro esempio: nel caso in cui si desideri modificare materiali e finiture è sufficiente inserire l'elemento e l'essenza prescelta per sapere con precisione quante doghe saranno necessarie. È un processo decisamente affascinante, che abbiamo avviato dal maggio 2016 potenziando le dotazioni dello studio con l’acquisizione di più licenze e un percorso di formazione del personale, scelte che ci hanno consentito di essere più performanti.

 

Complesso Maya Maya - Studio Rigoldi e l'utilizzo di ARCHICAD - la loro esperienza

Un tempo il massimo sforzo era richiesto nel passaggio dagli esecutivi al cantiere; oggi, al contrario, le maggiori risorse sono impegnate nelle prime fasi di sviluppo, in quanto si lavora in scala reale fin dai primi passaggi; ma progettando in ambiente BIM fin dal principio tutti gli altri step risultano semplificati. Ciò, peraltro, comporta anche la necessità di "formare" i committenti: se il cliente non è a conoscenza di questa impostazione è difficile sviluppare un linguaggio comune, mentre presentando un progetto sviluppato con ARCHICAD, sarà il cliente stesso a rendersi conto di avere di fronte un processo metodologico più credibile, grazie alle infinite possibilità di controllo da questo offerte, e l’architetto ne guadagnerà a propria volta in autorevolezza.

 

Lo strumento tridimensionale permette infatti una maggiore chiarezza e trasparenza, sulla cui base impostare da subito un rapporto all'insegna della qualità.
E' mia convinzione che, per essere in linea con le richieste di mercato, il progetto deve oggi essere concepito in ottica BIM sin dalle primissime fasi. Abbiamo una prova concreta della funzionalità di questo approccio: la possibilità di verificare e controllare i processi di cantiere di alcuni interventi attualmente in corso di realizzazione a Brazzaville, a 6000 km di distanza. Anche se il nostro cliente dispone di un ufficio tecnico in loco e io effettuo sopralluoghi mensilmente l’intero processo è controllato dal nostro studio di Milano; una possibilità di cui non avremmo potuto disporre se non avessimo deciso di affidarci a una progettazione tridimensionale in ottica BIM, introducendo l'utilizzo di una sorta di linguaggio universale.

 

“Un tempo il massimo sforzo era richiesto nel passaggio dagli esecutivi al cantiere; oggi, al contrario, le maggiori risorse sono impegnate nelle prime fasi di sviluppo, in quanto si lavora in scala reale fin dai primi passaggi; ma progettando in ambiente tridimensionale fin dal principio tutti gli altri step risultano semplificati”.

 

Il percorso che ci ha descritto si basa, da un lato, sulla sua esperienza internazionale, e dall'altro su un continuo confronto con un approccio altrettanto internazionale alla progettazione. Quanto tutto questo vi sta aiutando nell’implementazione della metodologia BIM?

Senza dubbio l'esigenza di individuare un modello metodologico comune fra esperienze e realtà internazionali assai frammentate ha rappresentato un grande stimolo. Come tipicamente accade in ogni fase di transizione, anche questa evoluzione tecnologica presenta ovviamente delle criticità iniziali, che però, una volta superate, sono in grado di innescare un processo virtuoso in direzione di un costante miglioramento.

  

Per quanto riguarda in particolare il BIM, come ha approcciato il suo team di lavoro questa metodologia? Si tratta, a vostro avviso, della strada da seguire?

Ne sono assolutamente convinto, per molti motivi: riuscire ad essere competitivi sul mercato, rendere il progetto più trasparente in termini tecnici, economici, di verifica dei dati, di corrispondenza fra elaborati grafici e capitolati, schede tecniche, e - soprattutto in relazione alla nostra esperienza africana - disporre di un unico linguaggio comprensibile da più fruitori. Se si desidera ottimizzare i processi, proporre un prodotto competitivo e dettagliato, rendere più fluido e sicuro il processo edilizio, questa è la strada. Una strada che naturalmente richiede investimenti su hardware, software e formazione, ma che in qualche misura è obbligata dall'attuale realtà del mercato. Anche Michelangelo e Brunelleschi, in fondo, avevano già il BIM in testa, racchiudevano tutte le informazioni necessarie per eseguire un lavoro a regola d’arte e a un livello artistico supremo, ma avevano clienti che lasciavano loro tempo e rispettavano il loro lavoro. Oggi tutto questo è ottenibile, se non tramite una committenza "illuminata", grazie a strumenti e metodologie tecnologicamente evolute.

 

Ambasciata - Studio Rigoldi e l'utilizzo di ARCHICAD - la loro esperienza
Ambasciata - Studio Rigoldi e l'utilizzo di ARCHICAD - la loro esperienza
 

 

In quale misura l'utilizzo del BIM consente di guadagnare in efficienza?

A mio avviso, quando la sua adozione sarà a regime, il BIM consentirà di ottenere benefici in termini di tempo, risorse umane ed economico in una misura quantificabile in almeno il 30%. Credo che l’uso del BIM possa permettere di ottenere marginalità da cui tutti possono trarre beneficio, sia in termini economici che di gestione delle tempistiche.

 

 

PROGETTI SELEZIONATI

Questi tre progetti, tutti localizzati a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, rappresentano l’evoluzione dell’approccio progettuale dello studio Rigoldi. Il Villaggio Aeroportuale per Lufthansa, in particolare, si sviluppa su un’area di 150.000 metri quadrati e adotta un'impostazione progettuale oggi molto diffusa: alle strutture aeroportuali si associa lo sviluppo di comprensori urbanistici che comprendono aree commerciali e di hotellerie. Il Villaggio è diviso in nove dipartimenti, fra business centre, centri commerciali, un’area amministrativa, una zona ricettiva e un complesso congressuale.
La sede di Ecair, la compagnia aerea congolese, è stato il primo progetto in cui, scendendo di scala, l’uso di ARCHICAD ha avuto un ruolo fondamentale. Come conferma Rita Antonicchio, collaboratrice dello studio Rinaldi: “alcuni riferimenti e studi morfologici e geometrici erano molto complessi, ma grazie al software siamo riusciti a risolvere in tempi rapidi situazioni che si sarebbero altrimenti dilungate. La particolarità di Ecair è l’ingresso a conchiglia, interamente vetrato, con riferimenti architettonici alla cattedrale congolese di Sant’Anna. Vista la complessità della struttura, l’utilizzo di ARCHICAD ci ha aiutato nella composizione e nei calcoli da trasmettere ai nostri colleghi strutturisti”.
La sede dell’ambasciata dell’Unione Europea è un progetto sviluppato nativamente con metodologia BIM, e ha permesso allo studio di seguire ogni fase di avanzamento del progetto con un eccellente livello di controllo. La progettazione in BIM ha infatti permesso la corretta lettura di ogni passaggio ai vari attori del processo.

 

Sede di Ecair - Studio Rigoldi e l'utilizzo di ARCHICAD - la loro esperienza

 

“A mio avviso, quando la sua adozione sarà a regime, il BIM consentirà di ottenere benefici in termini di tempo, risorse umane ed economico in una misura quantificabile in almeno il 30%”.